Andrea Camilleri

“Montalbano, sono!”

Basterebbe questa frase, semplice eppure così iconica da essere entrata nell'immaginario collettivo, per evocare l'immagine di quest'uomo, incredibilmente arzillo nonostante la veneranda età: Andrea Camilleri, classe 1925.


Nato a Porto Empedocle da Carmelina Frangapane e Giuseppe Camilleri (ispettore delle compagnie portuali, che si unì alla Marcia su Roma), dimostra già in tenera età la sua propensione alla ribellione: viene difatti espulso dal Collegio Vescovile per aver lanciato delle uova contro un crocifisso. Nel 1943 ottiene la maturità classica, dopodiché comincia per lui, a causa della guerra, un frustrante peregrinare che lui stesso ricorda spesso nelle interviste come «una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere, di sangue, di paure.».


Comincia la sua multiforme ed entusiasmante carriera, dapprima come delegato di produzione RAI in vari sceneggiati (tra cui Il Tenente Sheridan con Ubaldo Lay), poi come regista (Lazarillo con Paolo Carlini), per poi dedicarsi a pieno titolo alla carriera di scrittore a partire dal 1978, anno in cui consegna alle stampe Il corso delle cose, passato quasi del tutto inosservato.

Nel 1980 comincia a dare forma alla sua creatura più famosa, Montalbano: il romanzo Un filo di fumo è difatti la prima opera letteraria in cui compare l'immaginaria cittadina siciliana di Vigata (anche se il contesto storico è diverso, a cavallo tra l'ottocento ed i primi anni del Novecento), teatro di tutte le vicende narrate nei romanzi e nei racconti dedicati al famoso Commissario, che esordisce con La forma dell'acqua soltanto quattordici anni più tardi, dopo un lungo ritiro deciso in seguito ad un doloroso insuccesso (La strage dimenticata).


Con questo romanzo Camilleri inaugura una lunga stagione di successi, ampliati ulteriormente dalla traduzione in molte lingue della maggior parte dei romanzi del ciclo “Montalbano” e soprattutto dal'exploit televisivo dello sceneggiato Tv ispirato al personaggio ed interpretato da Luca Zingaretti. Tuttavia, non vengono risparmiate critiche: dal punto di vista letterario, spesso l'autore viene tacciato di una certa ripetitività nelle tematiche trattate. Ma cos'è che rende questo autore così “unico” nel suo genere? Senza dubbio alcuno, l'uso particolare del linguaggio.


Camilleri usa nei suoi romanzi un linguaggio “ibrido”, sospeso tra i sofismi tipici dell'italiano accademico, molto presente nelle sue prime poesie, e l'immediatezza del dialetto siciliano “Vigatese”, la cui struttura è mutuata da diversi dialetti di varie parti della Sicilia sapientemente mescolati ed “italianizzati” in modo da rendere tutti i termini comprensibili a chiunque. Un linguaggio che ha richiesto, da parte dello scrittore, uno studio attento, meticoloso, alla ricerca di un equilibrio semantico che prosegue tuttora.


Autore di oltre cento libri, ideatore di un personaggio straordinario che ha contribuito a rinvigorire lo scenario poliziesco italiano. Personaggio a volte controverso, ma sempre schietto ed onesto fino al midollo. Andrea Camilleri è un vero e proprio patrimonio artistico.