Buon compleanno, Massimo.


Impossibile evocare il suo nome e non figurarsi le scene mitiche dei suoi film, dal dialogo con l'amico di sempre Lello Arena, sotto una pioggia scrosciante, nel film “Scusate il ritardo”, ai battibecchi esilaranti in coppia con Benigni nel leggendario “Non ci resta che piangere”. Eppure, sembra sempre di sapere poco o nulla su di lui, complice il suo carattere schivo e riservato. Era un uomo geloso della sua privacy? Forse. O, magari, era semplicemente poco avvezzo alla mondanità, come qualsiasi “antidivo” che si rispetti. La verità, che da sempre ha contraddistinto ogni sua scelta, artistica e di vita, è soltanto una: era sorprendentemente pigro.

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Di sicuro i suoi problemi cardiaci gli remavano contro, soggetto com'era a frequenti febbri reumatiche, ma la sensazione è che, se anche fosse stato sano come un pesce e solido come una roccia, di sicuro avrebbe comunque preferito una serata sul divano di casa sua con un buon film o con un paio di amici stretti, ad uscite mondane in giro per locali alla moda. Lui era così, a suo agio soltanto tra le mura di casa sua, con i suoi “tempi”. Ricorda Carlo Verdone, tra i suoi più cari amici dell'establishment cinematografico:

“Era un animale casalingo, era a suo agio quando stava da solo o riceveva nel suo confortevole fortino dal pomeriggio della sveglia alle tardissime ore del sonno. E il calcio era il suo svago numero uno, tanto è vero che una volta da lui incontrai Maradona che gli aveva appena autografato una gigantografia, e sarebbe rimasto a cena”.

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Qualsiasi evento, che fosse un'intervista per qualche tv nazionale, o un incontro di lavoro, preferiva venisse organizzato in modo tale da non muoversi dalle mura di casa. Famose, a dimostrazione di ciò,sono le numerose interviste condotte da Gianni Minà nel salotto, o l'incontro di lavoro (filmato) con Pino Daniele in occasione della lavorazione di “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, nella sua camera da letto. Fare uscire Massimo Troisi dalle quattro mura del suo “confortevole fortino” era un privilegio accordato a pochissimi eletti, e sempre a determinate condizioni (altro esempio, sempre citato da Verdone in una famosa intervista: quando si decideva di andare al cinema, Troisi implorava affinchè si andasse al primo spettacolo, possibilmente in una sala defilata, e preferibilmente per assistere a qualche blockbuster campione d'incassi: Troisi aveva un debole per il cinema americano mainstream).

Ora, ci piace immaginare il nostro amato Troisi intento a poltrire sulla sua nuvoletta preferita, magari seduto fianco a fianco assieme a Totò, o De Filippo, mentre dall'alto osserva tutti i critici che un tempo lo denigravano, ora intenti a tesserne le lodi: destino, questo, riservato solo ai giganti dell'arte, del teatro e del cinema.

Tanti auguri Massimo. Ci manchi tanto.

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