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Andrea Zappulli è nato a Napoli, dove ha svolto gli studi. Si occupa di valorizzazione dei beni archivistici, lavora come funzionario presso l'Archivio Storico del Banco di Napoli e collabora con alcuni degli atenei cittadini. Nel suo impegno come mediatore culturale ha scritto numerosi spettacoli teatrali e piccoli racconti ispirati alla documentazione d'archivio. Gli studi in ambito storico, la passione per il fantastico e i giochi d'invenzione con le sue bimbe, lo hanno spinto a creare un universo favolistico e profondo al medesimo tempo: Esperia.
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Esperia è una stella lontana, viva invece che luminosa, plasmata dalle Mastodontiche Tempeste e animata dal Dono della Voce. Attraverso tre età — delle Parole e delle Divisioni, delle Corone e dei Cimeli, dei Princìpi Infranti — il libro racconta di come i popoli di Esperia abbiano imparato a costruire comunità, a difendersi e a trovare un proprio posto nel mondo. Dal mare dei Mille Cristalli alle montagne gelate della Fronte, gatti, scimmie, lucertole, orsi, pinguini e infine umani e nani animano storie di coraggio, amicizia, ambizione e perdono.
Perché leggere Esperia?
Per imparare a sognare e ad inventare storie insieme ai propri figli.
Per dare alla propria fantasia un universo fantastico in cui muoversi e in cui meravigliarsi, come genitori o come compagni di gioco.
Perché se sei appassionato di fantasy, amerai sfogliare l'appendice ricco di mappe, popoli e storia.
“Il vento ballò sulle belle melodie degli usignoli e volle che si animasse tutta Esperia di altre e diverse note; rapide e distinte, ricche di ogni significato”.
Alcune illustrazioni di Rosachiara Ferrillo












Presentazione del libro


Intervista ad Andrea Zappulli
Ci sono mondi che si attraversano e mondi che lasciano il segno. Esperia è uno di questi: una stella viva, forgiata dalle Mastodontiche Tempeste e guidata dal Dono della Voce, dove ogni epoca custodisce una nuova leggenda e ogni popolo contribuisce a scrivere il destino del proprio mondo. Tra paesaggi straordinari, creature indimenticabili e grandi conflitti, Andrea Zappulli costruisce un'epopea fantasy dal respiro cinematografico, capace di intrecciare avventura, emozione e riflessione. In questa intervista entriamo dietro le quinte della sua immaginazione per scoprire come è nata Esperia.
Da dove nasce l’ispirazione per “Esperia”?
L'ispirazione nasce dalle mie letture giovanili e anche dalle suggestioni che le domande delle mie figlie mi proponevano. Domande sul funzionamento del mondo, ad esempio, che mi suggerivano risposte fantastiche, strampalate ma coerenti con i racconti che mi divertivo ad inventare.
Quali sono gli autori o le opere che hanno influenzato maggiormente la tua scrittura?
Senza dubbio il mio immaginario deve moltissimo a Tolkien e la mia ispirazione alla descrizione, ad una scrittura visiva, nasce da questa profonda ammirazione. Ma anche la lettura di Stoker e alcune caratteristiche della prosa di Zola hanno rappresentato per me una meta, non raggiungibile per carità, ma sicuramente d'indirizzo verso una scrittura visiva.
C’è un personaggio che senti particolarmente vicino a te? Perché?
In realtà c'è un po' di me distribuito nei personaggi e nei loro difetti, come nelle loro virtù. Sono particolarmente legato a Busacchio, è un personaggio che è cresciuto man mano che le storie si susseguivano e possiede una sua parabola particolare.
Hai scoperto qualcosa di inatteso su te stesso durante la scrittura di questo romanzo?
La perseveranza. La capacità di seguire il filo di queste vicende e di questi personaggi fino alla fine, senza abbandonarli come un sogno troppo bello o troppo buffo per vedere effettivamente la luce.
Quale parte di te speri che nessun lettore riconosca mai nei tuoi libri?
Il fatto che in Esperia non ci siano cattivi non problematici, cattivi senza una storia o un mistero alle spalle, non è solo un insegnamento che ho voluto dare alle mie figlie. Si tratta di una mia esigenza, della mia paura delle parti peggiori di me. Le ho distribuite qua e là.
Quale parte di te, invece, ha dato il maggior contributo alla stesura del libro?
Il senso della paternità mi ha aiutato moltissimo: essere padre, scoprire di essere padre è come scoprirsi a guardare un mondo bellissimo che cambia ed evolve da sé. Tu lo puoi toccare, influenzare, come una magia potente e silenziosa, ma esso ti cresce e fiorisce davanti in modo indipendente. Questo ha significato moltissimo.
La scrittura è in qualche modo influenzata dalla consapevolezza che un'opera sarà letta e quindi giudicata. Quanto conta per te il giudizio del pubblico?
Onestamente il giudizio a cui tengo di più è quello delle mie bimbe (al momento la grande sembra apprezzare abbastanza!) e di mia moglie. Ma, sì. Dentro di me covo la vanitosa ambizione che il libro possa essere interpretato per quello che è: non solo una raccolta di favole, ma anche una sorta di viaggio attraverso le età della crescita e l’evoluzione della paternità.
Quanto c'è dell'Andrea bambino in Esperia?
Un po’. Il mio senso della meraviglia e dell’ignoto sconfinato verso quei piccoli angoli di natura a cui potevo affacciarmi. La mia infanzia è stata soprattutto urbana. Non è un caso che ci sia tanto mare, tanta spiaggia anche, nella mia immaginaria stella.
Raccontaci come sono nate le bellissime illustrazioni nel libro. Sono frutto di una ispirazione individuale, o di un lavoro in sinergia?
Le illustrazioni nascono dalla sfacciataggine di chiederle ad una cara amica, Rosachiara, che ha un talento per il disegno ed è una persona straordinaria. Rosachiara ha realizzato le interpretazioni secondo quello che era il suo modo di vedere il mondo che avevo descritto e, personalmente, è un’interpretazione che mi emoziona ogni volta.
Esperia, nelle tue intenzioni, nasce come un unicum o è parte di quello che oggi si potrebbe definire "un universo narrativo"?
Esperia è senz’altro il primissimo tassello, il mito fondante in un certo senso, di quello che spero possa essere un vasto universo narrativo.
Ci saranno altri Esperia?
Ci saranno altri Esperia, non solo altri racconti, ma anche veri e propri romanzi dalle caratteristiche più fantasy e mature.
Cosa pensi o speri che rimanga nella mente del lettore dopo aver chiuso il tuo libro?
Io spero che rimanga il senso dei colori, le atmosfere sognanti di un mondo fantastico e coerente insieme. Quella sensazione delicata, tra malinconia e pace, che lasciano i sogni belli quando ci si risveglia.
Un ringraziamento particolare.
Vorrei ringraziare mia moglie, Sabrina. Le mie luci di Esperia, Sibilla e Sofia Vittoria, brillano soprattutto grazie al suo amore. Lei, Sabrina, è davvero il Dono di questo mondo. La lingua di tutti miei sogni e grazie a lei, soprattutto a lei, io sono riuscito a realizzare questo piccolo sogno di scrittura.